Il relitto dell’Amaryllis, un cargo lungo 440 piedi trasformato in barriera artificiale al largo della contea di Palm Beach nel 1968, ha fatto registrare avvistamenti di 136 specie di pesci nel corso di 15 indagini condotte da subacquei volontari. Le osservazioni mostrano la varietà rilevata nel sito, ma non stabiliscono come si confronti con una barriera naturale nelle vicinanze.
Punti chiave
- Il cargo si incagliò a Singer Island nel 1964 e in seguito divenne una barriera a circa 82 piedi di profondità.
- Le indagini hanno registrato le specie avvistate, non il numero di singoli pesci.
- La ricerca suggerisce che i risultati ottenuti con le barriere artificiali variano in base alla posizione e ai materiali.
Come il relitto dell’Amaryllis è diventato una barriera
L’Amaryllis si incagliò a Singer Island nel 1964 e divenne un’attrazione locale. Le onde attorno alla nave arenata attiravano anche i surfisti in una zona in cui fare surf era altrimenti vietato.
Il cargo fu poi affondato a circa 82 piedi di profondità, diventando una barriera artificiale nel 1968.
Cosa mostrano le indagini sui pesci
I subacquei hanno registrato 136 specie di pesci in 15 indagini intorno al relitto, nell’ambito di un programma di monitoraggio volontario in cui i partecipanti annotano gli avvistamenti tramite un sistema standardizzato di identificazione visiva.
Il conteggio delle indagini rileva le diverse specie osservate, non il numero di pesci. Le indagini sono state condotte da volontari diversi, che potrebbero aver avuto livelli di esperienza differenti. Le osservazioni, inoltre, non consentono un confronto diretto con una barriera naturale nella stessa area.
Il quadro più ampio sulle barriere artificiali
Una rassegna del 2020 pubblicata su Frontiers in Marine Science ha rilevato che le barriere artificiali potrebbero offrire densità di pesci, biomassa, ricchezza di specie e diversità comparabili a quelle delle barriere naturali. I risultati variavano in base alla posizione e ai materiali utilizzati.
La rassegna ha segnalato il dibattito ancora in corso sulla possibilità che le barriere artificiali svolgano una funzione simile a quella di barriere naturali comparabili e ha raccomandato di valutarne l’impiego in modo strategico, considerando anche la posizione e le risorse disponibili. L’Amaryllis è uno dei siti che rientrano in questa più ampia questione di ricerca.
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