I procuratori cinesi chiedono la confisca di oltre 61.800 BTC e di altri beni collegati a una presunta frode da 5,7 miliardi di dollari. La richiesta fa seguito a una decisione britannica secondo cui alle rivendicazioni delle presunte vittime sui bitcoin sequestrati nel Regno Unito dovrebbe applicarsi la legge cinese.
Punti chiave
- Il 13 ottobre un tribunale di Tianjin ha accolto la richiesta di confisca e ha aperto un periodo di sei mesi per consentire alle parti interessate di partecipare.
- I procuratori sostengono che il raggiro abbia raccolto oltre 40,378 miliardi di yuan da più di 102.000 investitori.
- La decisione britannica non esclude un risarcimento per le vittime; sono previste ulteriori udienze e gli avvocati di alcune vittime chiedono di presentare appello.
Indice
- La richiesta di confisca dei Bitcoin apre una finestra per le rivendicazioni
- La decisione britannica lascia irrisolte le richieste di recupero
- I procuratori delineano le perdite degli investitori presunte
- Conclusione
La richiesta di confisca dei Bitcoin apre una finestra per le rivendicazioni
Il Tribunale popolare intermedio n. 2 di Tianjin ha dichiarato il 13 ottobre di aver accolto la richiesta dei procuratori di confiscare i beni in quanto proventi illeciti. Le vittime e le altre parti interessate hanno sei mesi per partecipare al procedimento.
L’accoglimento della richiesta da parte del tribunale non equivale a una confisca definitiva. Le vittime che non partecipano possono comunque chiedere rimborsi attingendo ai beni recuperati nel caso.
In precedenza, le autorità britanniche avevano sequestrato i bitcoin insieme a Bitcoin Cash, Bitcoin Gold, Bitcoin SV, Ripple e Dogecoin. I beni sequestrati comprendevano anche denaro contante, gioielli e investimenti.
La decisione britannica lascia irrisolte le richieste di recupero
L’Alta Corte del Regno Unito ha stabilito che le rivendicazioni delle presunte vittime sui bitcoin sequestrati dovrebbero essere determinate in base alla legge cinese, anziché a quella inglese. La decisione lascia da valutare se, secondo il diritto cinese, le vittime vantino un diritto di proprietà.
Sono previste ulteriori udienze. Gli avvocati che rappresentano alcune vittime stanno cercando di presentare appello, quindi la decisione non stabilisce che le vittime non potranno mai recuperare le monete.
I procuratori delineano le perdite degli investitori presunte
Il caso riguarda Qian Zhimin, presunto responsabile di Tianjin Lantian Gree Electronic Technology. Secondo i procuratori, tra il 2014 e il 2017 la società offrì in tutta la Cina prodotti di gestione patrimoniale senza licenza, promettendo la protezione del capitale e rendimenti elevati.
Secondo i procuratori, l’operazione raccolse oltre 40,378 miliardi di yuan da più di 102.000 investitori, causando perdite per quasi 20 miliardi di yuan. Sostengono che il denaro sia stato destinato ai rimborsi dei partecipanti precedenti, a progetti di investimento fittizi, all’acquisto di bitcoin, a immobili, automobili e gioielli, anziché a vere attività commerciali.
Qian fuggì dalla Cina nel 2017 e in seguito si stabilì nel Regno Unito, dove le autorità sequestrarono infine i beni.
Conclusione
I procedimenti di confisca in Cina e la procedura britannica relativa alle rivendicazioni restano irrisolti. I prossimi passaggi immediati sono il periodo di sei mesi per partecipare al procedimento a Tianjin e l’ulteriore esame delle rivendicazioni delle vittime sui diritti di proprietà secondo la legge cinese.
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