La decisione sui tassi della Fed del 28 ottobre 2026 dovrebbe ampiamente lasciare invariato il tasso di riferimento, intorno al 3,9%. Gli investitori si concentreranno sulla valutazione dell’inflazione da parte della banca centrale, su eventuali voti dissenzienti e sulle dichiarazioni del presidente Kevin Warsh riguardo alla politica futura.
Punti chiave
- I mercati dei futures indicano scarse probabilità di un aumento dei tassi a ottobre, dopo che esponenti di alto livello hanno ridimensionato questa possibilità.
- L’inflazione ha superato le aspettative degli economisti per due mesi consecutivi, mentre i tassi dei mutui restano elevati.
- La riunione si svolge meno di una settimana prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti e in un contesto di interrogativi sull’indipendenza della Fed.
La decisione sui tassi della Fed segue l’aumento di settembre
Il Federal Open Market Committee si riunisce il 27 e 28 ottobre, dopo aver aumentato i tassi all’unanimità a settembre. Inizialmente, i mercati finanziari avevano preso in considerazione un aumento di un quarto di punto percentuale a ottobre, dopo dati sull’inflazione superiori alle attese; da allora, tuttavia, le aspettative si sono orientate verso una pausa.
Il vicepresidente Philip Jefferson ha richiamato l’attenzione sul forte aumento dei tassi d’interesse di mercato a più lungo termine, suggerendo che i responsabili della politica monetaria abbiano bisogno di più tempo per valutare le condizioni finanziarie prima della prossima mossa. Costi di finanziamento più elevati possono frenare la spesa, ma incidono anche su famiglie e imprese.
Inflazione e costi dei mutui restano al centro dell’attenzione
L’inflazione resta al di sopra dell’obiettivo annuale del 2% fissato dalla Fed. L’aumento dei costi del carburante ha inoltre alimentato i timori che le spese di trasporto possano essere trasferite sui consumatori attraverso i prezzi dei generi alimentari, dei veicoli e di altri beni.
Il tasso medio su un mutuo trentennale ha raggiunto a inizio ottobre un massimo degli ultimi tre anni, pari al 7,4%, per poi scendere al 7,32% nella settimana precedente la riunione. Un anno prima era appena inferiore al 6,2%. Oxford Economics stima che l’aumento registrato quest’anno abbia reso la proprietà di una casa fuori portata per altri 5 milioni di famiglie.
La persistenza dell’inflazione potrebbe mantenere sul tavolo ulteriori strette nei prossimi mesi, anche se un aumento alla riunione di dicembre non è una decisione confermata.
Le indicazioni e i dissensi potrebbero orientare la risposta
Warsh ha espresso riserve sulle indicazioni prospettiche, sostenendo che i segnali anticipati sulla politica monetaria possono limitare la capacità della Fed di rispondere al mutare delle condizioni. Gli investitori valuteranno se le sue dichiarazioni rafforzeranno i recenti segnali degli altri responsabili di alto livello.
La decisione di ottobre potrebbe anche raccogliere voti dissenzienti. La presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, e la presidente della Fed di Dallas, Lorie Logan, sono tra le esponenti che, secondo le valutazioni, hanno maggiori probabilità di favorire un aumento; entrambe hanno espresso preoccupazione che la politica monetaria non sia sufficientemente restrittiva da rallentare l’attività e l’inflazione.
L’indipendenza resta sotto esame
L’aumento deciso dalla Fed a settembre è arrivato nonostante la preferenza del presidente Donald Trump per costi di finanziamento più bassi. La decisione ha attenuato alcuni timori sul fatto che Warsh potesse anteporre le preferenze della Casa Bianca al mandato della Fed in materia d’inflazione.
Restano interrogativi sulle comunicazioni tra Trump e Warsh. Trump ha dichiarato di aver parlato con il presidente prima della riunione di settembre, mentre Warsh ha rifiutato di discutere le loro comunicazioni nella successiva conferenza stampa. Trump ha inoltre rinnovato i tentativi di rimuovere la governatrice della Fed Lisa Cook, dopo che a giugno la Corte Suprema aveva bloccato un precedente tentativo.
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