I tentativi di phishing ai danni del wallet Passport hanno superato quota 23.000 dopo che gli aggressori hanno compromesso le credenziali dell’infrastruttura del produttore di hardware wallet Foundation. L’azienda ha dichiarato che i suoi dispositivi e le chiavi private in essi conservate non sono stati compromessi, ma non ha determinato quante persone siano state esposte alla divulgazione di informazioni personali.
Punti chiave
- Foundation ha identificato 19.057 messaggi di phishing inviati tramite Mailgun e 1.503 tramite Google Workspace; alcuni altri tentativi sono stati bloccati o non sono andati a buon fine.
- La campagna mirava a ottenere le frasi di recupero dei wallet e alcuni messaggi contenevano informazioni accurate sui clienti.
- Foundation sta indagando sulla portata dell’esposizione dei dati e non ha confermato se i destinatari abbiano perso fondi.
Come ha funzionato la campagna di phishing ai danni del wallet Passport
Nell’aggiornamento sulle indagini del 26 ottobre 2026, Foundation ha dichiarato che gli oltre 23.000 tentativi non corrispondevano allo stesso numero di vittime individuali: alcuni destinatari hanno ricevuto più messaggi.
Le email fraudolente si spacciavano per comunicazioni di sicurezza di Foundation. Alcune segnalavano un richiamo urgente dell’hardware e indirizzavano i destinatari a un sito web progettato per ottenere le frasi di recupero dei wallet. Una frase di recupero consente di accedere alle chiavi private che controllano un wallet: chiunque ne venga in possesso può trasferire fondi senza il dispositivo fisico.
Foundation ha dichiarato di non aver trovato prove della compromissione dei dispositivi Passport o delle chiavi private. Non ha accertato se i destinatari abbiano divulgato le frasi di recupero o subito perdite finanziarie.
I dati storici dei clienti erano ancora accessibili
Foundation ha reso noto l’incidente inizialmente il 25 ottobre, attribuendo le email fraudolente alla compromissione delle chiavi API di Cloudflare. Successivamente, l’amministratore delegato Zach Herbert ha affermato che gli aggressori avevano sfruttato una vulnerabilità in un’applicazione ospitata autonomamente e compromesso parti dell’infrastruttura backend di Foundation. Gli aggressori potrebbero inoltre aver avuto accesso alla casella di posta dell’assistenza clienti.
L’indagine ha rilevato che i dati più vecchi contenenti nomi, recapiti e indirizzi di spedizione erano rimasti nelle tabelle di database legacy, nonostante una procedura volta a oscurare le informazioni dei clienti 60 giorni dopo la spedizione degli ordini. Le informazioni erano rimaste anche nei dati relativi ai rimborsi e nei carrelli abbandonati, compresi i dettagli di persone che non avevano completato gli acquisti.
Foundation ha dichiarato che precedenti migrazioni del database avevano lasciato record duplicati degli ordini nelle tabelle più vecchie, mentre la procedura di oscuramento aggiornava i record più recenti visibili nel pannello di amministrazione del negozio. L’azienda sta inoltre indagando per stabilire se siano stati esposti gli ordini effettuati tramite il suo negozio Shopify a partire da maggio 2026.
La risposta di Foundation e le questioni ancora aperte
Foundation ha revocato le credenziali interessate, rimosso il sito web malevolo, cancellato i messaggi fraudolenti in coda e disattivato i servizi legacy compromessi, preservando al contempo le prove. Sta esaminando i dati storici dell’assistenza e le segnalazioni secondo cui alcune email di phishing contenevano informazioni personali che, a detta dei destinatari, non erano state condivise con l’azienda.
L’azienda non ha confermato se nella campagna siano state utilizzate informazioni provenienti da violazioni di dati non correlate. L’entità complessiva dell’esposizione dei dati dei clienti, dell’accesso degli aggressori e di eventuali perdite finanziarie resta sconosciuta.
Prossima tappa
Foundation ha promesso un rapporto completo sull’incidente al termine dell’indagine.
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