I costi della guerra in Iran e gli elevati prezzi dei carburanti stanno emergendo come temi per i candidati repubblicani in vista delle elezioni parlamentari statunitensi del 3 novembre 2026. Da metà giugno, il prezzo medio nazionale della benzina si è mantenuto sopra i 4 dollari al gallone, mentre i prezzi del diesel restano vicini ai massimi storici.
Punti chiave
- Un recente sondaggio AP-NORC ha rilevato che gli elettori di entrambi i principali partiti vogliono che il Congresso affronti il costo della vita e ponga fine alla guerra.
- Un cessate il fuoco provvisorio raggiunto a giugno è saltato nel giro di poche settimane; da allora gli attacchi si sono estesi alle infrastrutture petrolifere saudite.
I costi della guerra in Iran e il dibattito sul costo della vita
La guerra, ormai vicina agli otto mesi, è durata molto più a lungo di quanto avesse inizialmente previsto il presidente Donald Trump. Gli elevati prezzi della benzina e del diesel hanno accresciuto le preoccupazioni degli elettori per il costo della vita, mentre i repubblicani fanno campagna per mantenere il controllo del Congresso.
I prezzi del petrolio hanno raggiunto il picco a maggio, sono scesi a giugno e sono risaliti a settembre. Da metà giugno, il prezzo medio nazionale della benzina è rimasto sopra i 4 dollari al gallone. Anche i prezzi del diesel, vicini ai livelli record, stanno incidendo sulle imprese che dipendono dai trasporti.
Un sondaggio AP-NORC pubblicato nella settimana precedente al 27 ottobre ha rilevato che gli elettori di entrambi i principali partiti vogliono che il prossimo Congresso dia priorità al costo della vita e alla fine della guerra in Iran.
Trump difende la guerra mentre i combattimenti si estendono
Trump ha minimizzato l’impatto economico della guerra e ha descritto l’aumento dei prezzi della benzina come un costo temporaneo che vale la pena sostenere. Durante un comizio in Michigan, ha affermato di non avere rimpianti per aver dato inizio alla guerra e di essersi aspettato un aumento più marcato dei prezzi della benzina.
Il presidente ha dichiarato che la fine della guerra è vicina, minacciando al contempo una possibile nuova ondata di bombardamenti particolarmente intensa dopo le elezioni. Ha affermato che l’esito elettorale non influirà sul suo approccio al conflitto.
I ribelli Houthi sostenuti dall’Iran hanno attaccato le infrastrutture petrolifere e gli aeroporti dell’Arabia Saudita; una coalizione guidata dai sauditi ha risposto con attacchi contro i territori dello Yemen sotto il controllo degli Houthi.
Prossima tappa
La prossima tappa confermata è l’elezione parlamentare del 3 novembre.
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