Il 26 ottobre 2026, un giudice federale ha stabilito che il licenziamento di Maurene Comey era illegittimo, ordinando la reintegrazione retroattiva e il pagamento degli arretrati all’ex procuratrice federale. Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che avrebbe presentato appello.
Punti chiave
- L’ordinanza riguarda il periodo di impiego di Comey dal 16 luglio al 20 dicembre 2025.
- Il giudice ha respinto l’argomentazione del Dipartimento secondo cui il procuratore generale poteva licenziare Comey senza giusta causa.
- Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che avrebbe presentato appello dopo la sentenza definitiva.
Cosa prevede la sentenza sul licenziamento di Maurene Comey
Il giudice Jesse Furman ha ordinato la reintegrazione retroattiva di Comey come assistente procuratrice degli Stati Uniti per il Distretto meridionale di New York, dal licenziamento del 16 luglio 2025 fino al 20 dicembre 2025. Ha dedotto che in quest’ultima data avesse accettato un altro incarico.
Prima del licenziamento, Comey aveva lavorato a procedimenti federali di grande rilievo riguardanti Jeffrey Epstein, Ghislaine Maxwell e Sean “Diddy” Combs.
Perché il giudice ha respinto il licenziamento
Furman ha respinto l’argomentazione del Dipartimento di Giustizia secondo cui l’allora procuratrice generale Pam Bondi poteva licenziare Comey a propria discrezione e senza giusta causa. Ha inoltre respinto l’argomentazione secondo cui il procuratore generale Todd Blanche poteva ratificare il licenziamento a posteriori.
Il giudice ha affermato che il Dipartimento aveva ammesso che Comey non era stata licenziata per giusta causa né per ragioni legate al suo rendimento. Ha inoltre rilevato che non aveva ricevuto le garanzie procedurali previste dal Civil Service Reform Act, tra cui la notifica e la possibilità di presentare una risposta.
Nella sua causa, Comey ha sostenuto di essere stata licenziata perché suo padre è l’ex direttore dell’FBI James Comey, a causa delle sue presunte convinzioni politiche, oppure per entrambe le ragioni. Furman ha preso atto di tale accusa, ma ha basato la sua decisione su altri motivi.
Appello e questione ancora pendente
Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato di non condividere la decisione e che avrebbe presentato appello a tempo debito. L’appello seguirebbe la sentenza definitiva di Furman nel caso di Manhattan.
Furman si è riservato di decidere sulla distinta rivendicazione di Comey secondo cui il suo licenziamento avrebbe violato i suoi diritti sanciti dal Primo Emendamento. Le ha dato tempo fino al 9 novembre per spiegare perché tale rivendicazione non dovrebbe essere dichiarata priva di oggetto alla luce della decisione a suo favore su altri motivi.
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