Il recupero del falco pellegrino in Nord America è stato il risultato di decenni di riproduzione in cattività e rilasci, dopo che l’esposizione ai pesticidi aveva decimato le popolazioni di questi uccelli. Alla fine degli anni Novanta, gli interventi avevano ripristinato 1.650 coppie riproduttive negli Stati Uniti e in Canada, secondo il U.S. Fish and Wildlife Service.

Come è iniziato il recupero del falco pellegrino

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’uso diffuso del pesticida DDT ne causò l’accumulo nei falchi pellegrini. Le loro uova divennero troppo fragili per schiudersi e, negli anni Sessanta e Settanta, questi uccelli erano scomparsi da molte aree degli Stati Uniti orientali e del Midwest. Nel 1970 i falchi pellegrini furono inseriti nell’elenco delle specie a rischio di estinzione.

Nel 1974 e nel 1975 gli ambientalisti avviarono i primi rilasci sperimentali di uccelli allevati in cattività. Una tecnica chiamata hacking prevedeva di collocare i giovani falchi in siti di nidificazione artificiali, dove si abituavano gradualmente all’ambiente circostante prima del rilascio.

Il ritorno delle coppie riproduttive

A partire dal 1974, nell’ambito degli interventi di recupero furono rilasciati oltre 6.000 falchi pellegrini. Al programma più ampio parteciparono agenzie federali e statali, università e gruppi privati per la conservazione; il programma comprendeva il monitoraggio degli uccelli rilasciati e delle loro popolazioni riproduttive.

I falchi si adattarono anche alle città, nidificando sui grattacieli e sui ponti, dove trovavano altre specie di uccelli come prede. Nel 1999, il U.S. Fish and Wildlife Service rimosse il falco pellegrino americano dall’elenco federale delle specie a rischio di estinzione.

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