Le accuse contro Coinbase restano contestate: Ari Paul, fondatore di BlockTower Capital, ha accusato l’exchange di aver perso circa 25 milioni di dollari degli asset della sua società e di aver nascosto attacchi informatici per un totale superiore a 1 miliardo di dollari ai danni di una dozzina di istituzioni. Coinbase respinge le accuse. Il 20 ottobre 2026, Michael Tanguma, amministratore delegato di Onramp, ha sostenuto che la controversia mette in luce un problema distinto per le società che detengono bitcoin: la loro capacità di verificare autonomamente gli asset e di controllare chi può trasferirli.

Punti chiave

  • Paul afferma che una causa in corso gli impedisce di rendere pubbliche le prove; le accuse restano contestate.
  • Tanguma sostiene che la custodia aziendale dovrebbe prevedere utenti identificati, approvazioni dei prelievi, registri di audit leggibili e verifica indipendente degli asset.
  • Il suo approccio proposto distribuisce l’autorità di firma tra istituzioni indipendenti, pur riconoscendo che ciò comporta maggiori esigenze di coordinamento e operative.

Indice

Cosa dimostrano — e cosa non dimostrano — le accuse contro Coinbase

VoceDettagli
Perdita attribuita a BlockTowerPaul sostiene che siano andati persi circa 25 milioni di dollari degli asset della sua società; Coinbase respinge le accuse.
Accusa più ampia di occultamentoPaul sostiene che siano stati nascosti attacchi informatici per un totale superiore a 1 miliardo di dollari ai danni di una dozzina di istituzioni; Coinbase respinge le accuse.
Prove pubblichePaul afferma che una causa in corso gli impedisce di rendere pubbliche le prove.
Risposta proposta in materia di governanceTanguma sostiene la necessità di titolari indipendenti delle chiavi, autorità di approvazione definite e verifica degli asset da parte del proprietario.

Cosa devono verificare i consigli di amministrazione delle società

Tanguma inquadra la verifica pratica facendo riferimento alle consuete responsabilità di tesoreria: individuare chi può trasferire gli asset, chi deve approvare i trasferimenti e cosa succede quando una persona in possesso delle credenziali lascia l’azienda, subisce una compromissione o muore. Il solo saldo di un conto non risponde a queste domande.

Tanguma cita un sondaggio Deloitte condotto su 200 direttori finanziari di società con un fatturato di miliardi di dollari, nel quale la complessità della contabilità e dei controlli è risultata un ostacolo all’adozione per il 42% degli intervistati, a un solo punto percentuale dalla volatilità dei prezzi. Secondo Tanguma, la governance della custodia è una questione di adozione, non soltanto una preoccupazione tecnica.

Tanguma cita anche Prime Trust, che nel dicembre 2021 scoprì di non poter accedere ai portafogli legacy. Il problema di accesso era ancora irrisolto 18 mesi dopo, quando il Nevada avviò la procedura per porre la società in amministrazione controllata.

Perché le istantanee degli asset non equivalgono a controlli sulle autorizzazioni

Tanguma distingue le prove dell’esistenza degli asset in un determinato momento dalle regole che ne disciplinano i trasferimenti successivi. Sostiene che le attestazioni delle riserve dimostrano una situazione puntuale, ma non stabiliscono chi potrà autorizzare un prelievo il giorno dopo.

Le sue critiche riguardano anche il ricorso ad audit, statuti fiduciari e relazioni sui controlli. Secondo la sua valutazione, esaminare i processi di un custode non equivale a fornire a un cliente aziendale ruoli propri e definiti, politiche di prelievo e capacità di verifica indipendente. Per i consigli di amministrazione, ciò implica la necessità di valutare l’autorità operativa separatamente dalle disponibilità dichiarate.

La custodia distribuita comporta un compromesso operativo

Tanguma sostiene modelli in cui istituzioni regolamentate indipendenti detengono chiavi di firma separate, senza che nessuna di esse possa trasferire gli asset da sola. A questa struttura affianca la titolarità legale aziendale, utenti identificati, politiche di approvazione e registrazioni verificabili.

Tanguma cita la scelta di Morgan Stanley di indicare custodi distinti per il suo ETF sul bitcoin proposto come segnale dell’interesse istituzionale a distribuire l’esposizione alla custodia. Il modello proposto non dimostra che il modello di governance da lui preferito sia stato pienamente attuato.

Riconosce il vantaggio di un unico custode: meno controparti, contratti e integrazioni. I modelli distribuiti richiedono coordinamento, standard condivisi e disciplina operativa. La sua tesi è che tali costi vadano ponderati rispetto alla possibilità per il proprietario di verificare le disponibilità e mantenere il controllo dopo l’uscita di qualsiasi singolo individuo o istituzione.

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