Si prevede che la crescita dell’asset management proseguirà fino al 2030, ma l’aumento degli asset non si tradurrà necessariamente in una maggiore redditività. Morgan Stanley e Oliver Wyman prevedono una crescita annua dei ricavi del settore di circa il 7%, inferiore a quella degli asset in gestione, pari a circa il 9%, mentre le commissioni medie di gestione diminuiscono.
Punti chiave
- Si prevede che gli asset globali in gestione raggiungeranno circa 247.000 miliardi di dollari entro il 2030.
- I mercati privati e le soluzioni d’investimento personalizzate dovrebbero ridefinire la composizione dei ricavi.
- L’IA a livello aziendale potrebbe migliorare l’efficienza, ma la sola adozione non ha ancora dimostrato di produrre benefici finanziari.
Indice
- La crescita dell’asset management nasconde la pressione sulle commissioni
- Mercati privati e personalizzazione ridefiniscono i ricavi
- I risparmi legati all’IA dipendono dai cambiamenti nel modo di operare delle società
- Conclusione
La crescita dell’asset management nasconde la pressione sulle commissioni
Le previsioni congiunte per il 2026 sull’asset management di Morgan Stanley e Oliver Wyman stimano che gli asset globali in gestione ammontassero a 159.000 miliardi di dollari all’inizio del 2026. Prevedono un’ulteriore espansione fino al 2030, avvertendo però che il solo valore degli asset è un indicatore incompleto della performance aziendale.
Nel 2025, oltre l’80% della crescita degli asset in gestione è derivato dalla performance dei mercati e non da nuovi investimenti netti. La distinzione è importante: i rialzi dei mercati possono accrescere la base patrimoniale di un gestore senza dimostrare che questi stia attirando nuovi capitali dai clienti.
Si prevede che le commissioni medie di gestione scenderanno da circa 35 punti base a 32 punti base entro il 2030. In pratica, il settore genererebbe meno ricavi da commissioni di gestione per ogni dollaro amministrato, contribuendo a spiegare perché i ricavi dovrebbero crescere più lentamente degli asset.
| Voce | Dettagli |
|---|---|
| Orizzonte previsionale | Fino al 2030. |
| Asset globali in gestione | 159.000 miliardi di dollari all’inizio del 2026; circa 247.000 miliardi previsti entro il 2030. |
| Divario nella crescita annua | Crescita dei ricavi di circa il 7% contro circa il 9% degli asset in gestione. |
| Commissioni medie di gestione | In calo da circa lo 0,35% allo 0,32% degli asset. |
| Potenziale incremento di efficienza grazie all’IA | Miglioramento fino a 15 punti percentuali del rapporto costi/ricavi per i principali gestori patrimoniali entro il 2030. |
Mercati privati e personalizzazione ridefiniscono i ricavi
Secondo le stime di Morgan Stanley, entro il 2030 i mercati privati genereranno il 39% dei ricavi del settore, pur rappresentando appena il 15% degli asset in gestione. La previsione sottolinea quanto la composizione dei prodotti, e non soltanto la raccolta di asset, sia determinante per le opportunità di ricavo di un gestore.
La ricerca congiunta individua inoltre un cambiamento nella domanda all’interno dei mercati privati. Nel 2025 i mandati legati a compagnie assicurative sono cresciuti di circa il 18% e i veicoli patrimoniali semiliquidi di circa il 25%, mentre i fondi tradizionali con richiami di capitale hanno registrato una contrazione netta del capitale superiore al 2%.
Le soluzioni d’investimento personalizzate si stanno diffondendo oltre le grandi istituzioni e i clienti con patrimoni ultra-elevati. Nei canali statunitensi dedicati alla gestione patrimoniale, gli asset in modelli personalizzati a gestione esterna sono passati da circa 90 miliardi di dollari nel 2023 a circa 300 miliardi alla fine del primo trimestre del 2026.
I ricercatori prevedono che tali asset potrebbero raggiungere un valore compreso tra 750 miliardi e 1.600 miliardi di dollari entro il 2030. Per offrire questa personalizzazione su larga scala servono sistemi integrati per la costruzione dei portafogli, l’implementazione, il monitoraggio e la rendicontazione, invece di ricostruire il processo per ogni singolo conto.
I risparmi legati all’IA dipendono dai cambiamenti nel modo di operare delle società
L’IA è già presente nei processi d’investimento: il 55% dei gestori patrimoniali l’ha integrata in almeno un ambito, mentre un altro 27% sta sperimentando alcune applicazioni. Tuttavia, utilizzare la tecnologia non equivale a dimostrare un rendimento finanziario.
Secondo un sondaggio dell’Oliver Wyman Forum e della Borsa di New York, metà degli amministratori delegati delle società di asset management e wealth management dichiara di non aver ottenuto risparmi sui costi grazie all’IA oppure ritiene che sia troppo presto per valutarli. I risultati sono simili per la generazione di ricavi.
I ricercatori stimano che, entro il 2030, i principali gestori patrimoniali che utilizzano dati condivisi, funzionalità di IA riutilizzabili e flussi di lavoro riprogettati potrebbero migliorare il rapporto costi/ricavi fino a 15 punti percentuali. Si tratta di una stima condizionata, non di un risparmio già conseguito dall’intero settore.
La distinzione pratica è tra velocizzare singole attività e trasformare un intero flusso di lavoro. I benefici finanziari dipendono dall’eliminazione di attività oppure dall’utilizzo della capacità liberata per servire più clienti e generare ulteriori ricavi.
Conclusione
Le previsioni fino al 2030 distinguono la crescita degli asset da quella degli utili. Gli indicatori da monitorare sono il livello delle commissioni, la composizione dei prodotti che attirano capitali dai clienti e la capacità di una più ampia diffusione dell’IA di generare risparmi sui costi misurabili, non semplicemente l’aumento del valore complessivo degli asset.
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