Circa 16.000 ricorrenti cinesi hanno ottenuto il permesso di impugnare una sentenza britannica sui diritti di proprietà relativi a Bitcoin collegati a una frode. Le criptovalute restano sotto custodia britannica mentre i pubblici ministeri cinesi portano avanti una distinta richiesta di confisca.
Punti chiave
- Circa 16.000 ricorrenti cinesi hanno ottenuto il permesso di impugnare la sentenza britannica.
- La sentenza applica il diritto cinese alla questione dei diritti di proprietà degli investitori sui Bitcoin sequestrati.
- Né il permesso di impugnazione né la richiesta di confisca della Cina determinano come saranno distribuiti gli asset.
Indice
- Il ricorso per il recupero di Bitcoin porta in primo piano i diritti di proprietà
- La richiesta di confisca della Cina resta un procedimento distinto
- Conclusione
Il ricorso per il recupero di Bitcoin porta in primo piano i diritti di proprietà
Il permesso di impugnazione fa seguito a una decisione dell’Alta Corte del 12 ottobre nella causa Director of Public Prosecutions v Qian. Il giudice Mark Turner ha stabilito che il diritto cinese disciplina la questione se gli investitori truffati abbiano diritti proprietari su oltre 61.000 BTC recuperati dalle autorità britanniche.
La proprietà è importante perché il valore di Bitcoin è aumentato notevolmente rispetto al momento degli investimenti iniziali. La possibilità di far valere diritti sulle criptovalute potrebbe tradursi in un recupero diverso da un risarcimento limitato alle perdite originarie degli investitori. La sentenza non stabilisce che i ricorrenti riceveranno Bitcoin o l’intero valore maturato nel frattempo.
I pubblici ministeri britannici stanno inoltre chiedendo il recupero civile ai sensi del Proceeds of Crime Act, lasciando gli asset soggetti a questioni sovrapposte riguardanti i proventi di reato e i diritti delle vittime.
La richiesta di confisca della Cina resta un procedimento distinto
Il Tribunale intermedio n. 2 di Tianjin ha annunciato il 13 ottobre di aver accolto il 28 settembre la richiesta di confisca presentata dai pubblici ministeri. La richiesta riguarda 61.896,41552945 BTC, altre criptovalute, contanti, gioielli e attività finanziarie. Un ordine di confisca cinese non trasferirebbe automaticamente i Bitcoin fuori dalla custodia britannica.
Gli asset sono collegati a Qian Zhimin, nota anche come Yadi Zhang. Secondo le informazioni diffuse dai tribunali cinesi, tra aprile 2014 e agosto 2017 la sua società ha promosso investimenti fraudolenti, raccogliendo oltre 40 miliardi di yuan — circa 5,7 miliardi di dollari ai tassi di cambio dell’epoca — da più di 128.000 investitori.
Nel settembre 2025 Qian si è dichiarata colpevole in Gran Bretagna di acquisizione e possesso di beni di provenienza illecita. Nel novembre dello stesso anno è stata condannata a 11 anni e otto mesi di reclusione.
Conclusione
Il permesso di impugnazione offre ai ricorrenti un’ulteriore opportunità di contestare la decisione sulla proprietà, ma la distribuzione finale dei Bitcoin resta irrisolta.
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