L’acquisizione di Iveco da parte di Tata ha compiuto progressi il 26 ottobre 2026, dopo che investitori titolari dell’87,81% del capitale del costruttore italiano di camion hanno accettato l’offerta di Tata Motors. L’acquisizione da 3,91 miliardi di euro ha ottenuto un consistente sostegno degli azionisti, ma questo traguardo non dimostra che l’operazione sia stata conclusa.
Punti chiave
- Il 26 ottobre, i titolari dell’87,81% del capitale di Iveco hanno accettato l’offerta.
- L’accordo originario escludeva il business della difesa di Iveco e subordinava il completamento dell’operazione alla sua separazione.
- La combinazione proposta darebbe vita a un gruppo di veicoli commerciali con ricavi annui pari a circa 21 miliardi di euro.
L’acquisizione di Iveco da parte di Tata supera le resistenze degli azionisti
Il livello di adesione rappresenta un passo significativo nel tentativo, durato circa 15 mesi, di Tata Motors di acquisire Iveco e supera le resistenze degli azionisti di minoranza. Dimostra un ampio sostegno all’offerta, non un semplice accordo tra i consigli di amministrazione delle due società.
La combinazione proposta riunirebbe attività con ricavi annui complessivi pari a circa 21 miliardi di euro e vendite superiori a 590.000 veicoli. Queste cifre descrivono le dimensioni del gruppo previsto, non i risultati finanziari di una società già integrata.
L’ultimo sviluppo riguarda l’adesione degli azionisti. Non viene indicata alcuna data di completamento né viene confermato che tutte le condizioni ancora in sospeso siano state soddisfatte.
L’offerta iniziale in contanti escludeva il business della difesa
Tata Motors e Iveco hanno annunciato l’accordo di acquisizione originario il 30 luglio 2025. I termini della loro offerta pubblica di acquisto in contanti originaria prevedevano 14,1 euro per azione ordinaria, esclusi eventuali dividendi distribuiti in relazione alla cessione del business della difesa di Iveco.
L’annuncio valutava il corrispettivo a circa 3,8 miliardi di euro, escludendo il business della difesa e i proventi netti della sua separazione. Inoltre, subordinava il completamento dell’operazione a tale separazione, oltre che ad altri requisiti.
Il valore dell’operazione di 3,91 miliardi di euro indicato più di recente e il corrispettivo originario di circa 3,8 miliardi di euro si riferiscono ad annunci diversi. Le informazioni disponibili non spiegano la differenza, che quindi non va considerata prova di un’offerta per azione più elevata.
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