Le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 stanno richiamando in patria cittadini dall’estero per votare. Secondo un gruppo organizzatore, potrebbero rientrare fino a 80.000 persone per una sfida che, stando ai sondaggi, si preannuncia estremamente serrata.

Punti chiave

  • In generale, Israele non consente di votare dall’estero, fatta eccezione per il personale in servizio presso missioni diplomatiche.
  • Fly & Vote ha organizzato diverse opzioni di volo, ma i passeggeri devono pagare i propri posti.

Le elezioni israeliane riportano in patria gli elettori residenti all’estero

Secondo la International Foundation for Electoral Systems, Israele conta circa 7,3 milioni di elettori aventi diritto. La stima di un massimo di 80.000 cittadini di ritorno proviene da un gruppo che contribuisce a organizzare gli israeliani residenti all’estero; non si tratta di un dato confermato sull’affluenza.

Yael Shomer, docente di scienze politiche alla Tel Aviv University, ha affermato che gli elettori di ritorno potrebbero influire sul risultato finale in caso di elezioni serrate. Secondo la Commissione elettorale centrale israeliana, l’affluenza alle elezioni del 2022 è stata di poco superiore al 70%.

Organizzazione dei voli e la sfida elettorale

Fly & Vote, iniziativa della America-Israel Democracy Coalition con sede negli Stati Uniti, ha noleggiato un volo charter per gli israeliani residenti in Portogallo e acquistato blocchi di biglietti per voli in partenza dall’area di New York. I passeggeri dovevano pagare i propri posti.

L’iniziativa, finanziata da privati, afferma di non assumere posizioni politiche né indicare ai passeggeri come votare. A organizzazioni e partiti politici è vietato pagare il trasporto degli elettori, sia in Israele sia all’estero.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu, del Likud, è sfidato da Gadi Eisenkot, ex capo delle forze armate israeliane e leader del partito Yashar. Entrambi avrebbero probabilmente bisogno del sostegno di partner di coalizione per vincere. La campagna si è concentrata sulla sicurezza, sulle esenzioni dalla leva militare per alcuni uomini ultraortodossi e su un contestato piano per attribuire alla coalizione di governo un maggiore controllo sulla magistratura.

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