Un team legale che rappresenta le vittime delle violenze avvenute a Tripoli nel maggio 2025 intende presentare prove e un’analisi giuridica al procuratore della Corte penale internazionale all’inizio del 2027. Il team ha dichiarato il 26 ottobre 2026 di stare valutando se alcuni degli episodi esaminati possano costituire crimini di guerra.
Punti chiave
- Il dossier previsto chiederà al procuratore di esaminare episodi che comprendono decessi e attacchi segnalati contro strutture residenziali e giudiziarie.
- La valutazione degli avvocati è preliminare e non accerta la responsabilità penale.
Cosa comprende l’indagine sulle violenze a Tripoli
Dal 12 al 14 maggio 2025, la capitale della Libia è stata teatro di violenze armate. Il team legale sta esaminando gli eventi che hanno preceduto il 12 maggio e gli episodi che hanno coinvolto i suoi assistiti.
Tra questi figurano le circostanze legate alla morte di membri dell’Apparato di supporto alla stabilità, compreso il suo capo, Abdulghani Alkikli, durante una riunione il 12 maggio. Il team sta inoltre esaminando le accuse di maltrattamenti o profanazione dei corpi dei membri deceduti, gli attacchi e i saccheggi segnalati nel distretto di Abu Salim e gli episodi che hanno coinvolto carceri e strutture e agenti della Polizia giudiziaria.
Il team ha dichiarato di aver raccolto registrazioni video e audio, fotografie, documenti e testimonianze, nonostante le difficoltà di sicurezza e logistiche.
Valutazione giuridica e presentazione prevista
Gli avvocati stanno valutando se le violenze abbiano raggiunto la soglia necessaria per configurare un conflitto armato non internazionale. Se tale soglia fosse raggiunta, alcuni atti contestati potrebbero potenzialmente rientrare nell’ambito dei crimini di guerra ai sensi dello Statuto di Roma della CPI. Il team ha sottolineato che la sua analisi preliminare non costituisce una pronuncia giudiziaria.
La CPI può esercitare la propria giurisdizione sui presunti crimini previsti dallo Statuto di Roma commessi in Libia dopo che, nel 2011, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deferito la situazione al procuratore. Il team legale, guidato dall’avvocato libico Khaled Al-Zaidy, intende chiedere che i suoi risultati siano esaminati; qualsiasi azione successiva dipenderà dalla valutazione indipendente del procuratore e dalle procedure applicabili.
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