La legge indiana sulla privacy è stata contestata davanti alla Corte Suprema da 21 editori di testate giornalistiche, secondo i quali i suoi requisiti potrebbero compromettere il giornalismo d’inchiesta ed esporre le fonti dei giornalisti. Il ricorso è stato presentato il 6 ottobre 2026 e l’udienza è prevista per il 27 ottobre.

Punti chiave

  • Gli editori chiedono che la maggior parte delle disposizioni contestate, la cui entrata in vigore è prevista a partire da maggio 2027, venga annullata.
  • Sostengono che le norme sul consenso, la cancellazione dei dati e i poteri di acquisizione delle informazioni da parte del governo non tutelino adeguatamente il giornalismo.

Cosa chiedono i ricorrenti nella contestazione della legge indiana sulla privacy

La Digital News Publishers Association (DNPA) sostiene che gli organi di informazione non dispongano di un’esenzione scritta dalla legge, nonostante durante un incontro con il governo ad agosto gli editori avessero ricevuto assicurazioni sul fatto che la libertà di stampa sarebbe stata tutelata.

Nel 2025 il governo ha annunciato l’attuazione della legge per proteggere i dati personali digitali degli utenti. La legge aumenta gli obblighi di conformità per piattaforme come Meta e Google e solleva inoltre preoccupazioni per le organizzazioni giornalistiche.

Tra i membri della DNPA figurano Network18, NDTV, The Hindu, The Indian Express e Times Internet. L’associazione e il Ministero dell’informatica non hanno risposto alle richieste di commento.

Perché gli editori affermano che il giornalismo è a rischio

Gli editori sostengono che obbligare un giornalista a informare la persona oggetto di un’inchiesta e a ottenerne il consenso potrebbe darle l’opportunità di distruggere prove o intimidire testimoni. Affermano inoltre che la revoca del consenso e le richieste di cancellazione dei dati potrebbero costringere gli editori a rimuovere o censurare pesantemente articoli basati sui fatti.

Il ricorso contesta anche i poteri di richiedere informazioni alle organizzazioni che trattano dati personali. Secondo la DNPA, tali poteri potrebbero obbligare le redazioni a rivelare le proprie fonti e scoraggiare gli informatori dal condividere informazioni.

Il gruppo è preoccupato per le potenziali sanzioni in caso di inadempienza e per i poteri del governo di bloccare l’accesso alle informazioni nell’interesse del pubblico. Si tratta delle argomentazioni presentate dagli editori al tribunale, non di conclusioni secondo cui la legge avrebbe già limitato il giornalismo.

Prossima tappa

L’udienza presso la Corte Suprema è prevista per il 27 ottobre 2026.

Leggi altre notizie

Altre notizie di FinanceVelix

Avvertenza

Questo articolo di FinanceVelix fornisce informazioni generali e non costituisce una consulenza finanziaria, d’investimento, legale o fiscale personalizzata. I prezzi di mercato, i tassi d’interesse e le condizioni economiche possono cambiare; gli investimenti comportano il rischio di perdita. I fatti rispecchiano le informazioni disponibili al momento della pubblicazione e possono variare. Verifica autonomamente le informazioni importanti e, quando necessario, rivolgiti a un professionista qualificato. La menzione di un’attività, di una società o di un servizio non costituisce un’approvazione.