I futures sull’oro sono scesi del 4,14% nella settimana conclusasi il 23 ottobre 2026, mentre gli investitori nei metalli preziosi guardavano alla prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve. Anche i futures sull’argento sono calati, chiudendo a 53,95 dollari l’oncia.

Punti chiave

  • I futures sull’oro Comex con consegna a dicembre hanno chiuso a 4.007,9 dollari l’oncia, in calo di 173,2 dollari nella settimana.
  • I futures sull’argento sono scesi di 3,35 dollari, ovvero quasi il 6%, a 53,95 dollari l’oncia.
  • Gli analisti seguono la riunione della Fed del 27–28 ottobre per cogliere segnali sui tassi d’interesse.

I futures sull’oro recuperano dopo essere scesi sotto i 4.000 dollari

Venerdì 23 ottobre, i futures sull’oro con consegna a dicembre sono brevemente scesi a 3.989 dollari l’oncia, prima di risalire sopra i 4.000 dollari. Il contratto ha comunque chiuso la settimana in calo di oltre il 4%.

Gli analisti hanno affermato che i rendimenti più elevati dei Treasury statunitensi e un dollaro più forte avevano limitato i tentativi di recupero dei metalli preziosi. Pranav Mer, vicepresidente senior per la ricerca su materie prime e valute presso JM Financial Services, ha affermato che il calo dell’argento rifletteva anche la debolezza dei metalli industriali e dell’oro, oltre a una domanda industriale più debole.

Al centro dell’attenzione la decisione della Fed

Jateen Trivedi, analista di ricerca su materie prime e valute presso LKP Securities, ha affermato che l’oro potrebbe restare sotto pressione finché non ci sarà maggiore chiarezza sulla linea di politica monetaria della Fed. Ha detto che un orientamento più restrittivo potrebbe rafforzare il dollaro e spingere al rialzo i rendimenti, mentre un tono meno restrittivo potrebbe offrire un certo sollievo ai prezzi dei lingotti.

Gli analisti seguono anche le decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea e della Banca del Giappone, oltre ai dati statunitensi su inflazione, beni durevoli, fiducia dei consumatori e PIL del terzo trimestre. Mer ha affermato che gli elevati costi energetici stavano esercitando ulteriore pressione sui lingotti; il Brent ha chiuso sopra i 117 dollari al barile.

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