Uno studio del 2025 ha rilevato che la fauna dei parchi nazionali ha reagito in modo disomogeneo alla chiusura temporanea dei parchi statunitensi durante la pandemia del 2020. In alcuni parchi più sviluppati, alcuni animali hanno iniziato a utilizzare aree costruite dall’uomo che in precedenza evitavano, mentre nei parchi esaminati il comportamento prevalente è rimasto quello di evitarle.

Punti chiave

  • I ricercatori hanno analizzato i dati GPS di 229 mammiferi appartenenti a 10 specie e presenti in 14 parchi.
  • Le reazioni sono variate a seconda della specie e del luogo, e alcuni cambiamenti sono persistiti dopo la riapertura dei parchi.

La fauna dei parchi nazionali durante le chiusure

Lo studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, ha confrontato gli spostamenti degli animali nel 2019, quando i parchi erano aperti, con quelli del 2020, quando erano chiusi. La chiusura ha offerto ai ricercatori l’opportunità di esaminare le reazioni degli animali alla ridotta presenza umana, mentre strade, edifici e altre infrastrutture rimanevano inalterati.

In media, considerando tutti i parchi e le specie, gli animali hanno evitato l’impronta umana sia quando i parchi erano aperti sia quando erano chiusi. In alcuni parchi più sviluppati, tuttavia, alcuni animali che nel 2019 evitavano le aree antropizzate hanno iniziato a selezionarle nel 2020. Alcuni hanno continuato a farlo anche dopo la riapertura.

Le reazioni sono variate a seconda della specie

Lupi e capre di montagna hanno reagito negativamente all’interazione umana, mentre cervi muli e volpi rosse hanno reagito positivamente. Le reazioni di alci e puma dipendevano dalla loro esposizione alle persone, mentre orsi neri e alci americani hanno mostrato una reazione più marcata alla chiusura.

I ricercatori hanno sottolineato che il comportamento può variare tra specie, popolazioni e singoli animali. I cambiamenti localizzati non hanno comportato un’inversione generale, dall’evitare le aree sviluppate al preferirle.

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