Un’indagine sui conti mulo a Delhi ha portato a sei arresti per una presunta rete che avrebbe ricevuto quasi 7,3 crore di rupie provenienti da sospetti reati informatici. Al 24 ottobre 2026, la polizia aveva individuato circa 37 conti sospetti collegati a 99 denunce in tutta l’India e stava indagando su due direttori di filiali di banche private, uno dei quali era ancora latitante.

Punti chiave

  • Secondo la polizia, i documenti d’identità dei lavoratori sarebbero stati raccolti con la promessa di ottenere prestiti e poi utilizzati impropriamente per aprire conti.
  • Un direttore di filiale e quattro addetti alle vendite sono stati arrestati insieme al presunto gestore della rete.
  • Gli inquirenti stanno esaminando sospetti trasferimenti in USDT e un possibile collegamento con un cittadino cinese.

Indice

Come è iniziata l’indagine sui conti mulo a Delhi

La polizia ha iniziato a esaminare conti sospetti presso la filiale di Tri Nagar di una banca privata non identificata. Secondo gli inquirenti, alcuni intestatari non si erano mai recati in filiale e non è stato possibile verificare diversi indirizzi registrati. Ulteriori accertamenti hanno individuato altri 17 conti sospetti.

L’analisi dei numeri di cellulare, degli indirizzi e-mail e dei dispositivi collegati ha condotto gli inquirenti a Mayank Kapoor, arrestato a Baba Haridas Nagar. La polizia sospetta che fosse lui a gestire la rete.

Durante l’interrogatorio, Kapoor avrebbe dichiarato di aver ottenuto documenti d’identità e fotografie da lavoratori pagati a giornata, promettendo loro di aiutarli a ottenere prestiti. Gli inquirenti sospettano che quei documenti siano stati usati per aprire conti senza che gli interessati sapessero come sarebbero stati utilizzati.

VoceDettagli
Dispositivi elettronici sequestratiSette telefoni cellulari e un computer portatile
Documenti d’identità sequestrati63 carte Aadhaar e 60 carte PAN
Materiale bancario sequestratoSette libretti degli assegni e sette carte di debito
Altri beni recuperati60.000 rupie in contanti, circa 150 grammi d’oro, 55 fotografie formato passaporto e 11 schede SIM

Dipendenti bancari accusati in relazione all’apertura dei conti

Shobhit Aggarwal, direttore della filiale della banca a Saraswati Vihar, è accusato di aver agevolato l’apertura di conti senza la presenza fisica degli intestatari e di aver utilizzato firme contraffatte. La polizia sostiene che abbia presentato Kapoor a Sushant Kumar, direttore della filiale di Tri Nagar, estendendo così l’operazione a entrambe le filiali.

Quattro addetti alle vendite—Manoj, Ankur, Fatma e Pankaj—sono accusati di aver elaborato conti che sarebbero stati approvati dai direttori. Aggarwal e i quattro addetti sono stati arrestati, portando a sei il totale degli arresti, compreso quello di Kapoor. Kumar era ancora latitante.

Gli inquirenti sostengono inoltre che le fotografie e i documenti Know Your Customer relativi a diversi conti non siano stati raccolti mediante la procedura richiesta di verifica in tempo reale. Secondo le accuse, alcuni degli indirizzi riportati nei documenti bancari non esistevano.

Perché i controlli sui clienti sono importanti per i conti mulo

Le accuse riguardano sia il movimento di presunti proventi di frodi sia i controlli utilizzati per accertare l’identità dei clienti. Non dimostrano che i lavoratori i cui documenti sono stati utilizzati abbiano partecipato consapevolmente alla rete.

Le indicazioni della Reserve Bank of India sui conti mulo spiegano che le persone i cui conti fungono da tramite per proventi di frodi possono essere innocenti o complici. La circolare del 7 dicembre 2010 raccomanda alle banche di rispettare i requisiti di identificazione della clientela, aggiornare le informazioni sui clienti e monitorare le transazioni. Fornisce un contesto sui rischi, ma non contiene conclusioni su questa indagine.

La polizia traccia i fondi ed esamina i collegamenti con le criptovalute

La polizia sospetta che una parte del denaro accreditato sui conti sia stata condivisa con funzionari bancari, mentre i proventi restanti siano stati convertiti in USDT, una criptovaluta collegata al dollaro statunitense, tramite Trust Wallet. Queste transazioni sono ancora sotto indagine.

Gli inquirenti stanno inoltre verificando se un cittadino cinese avesse legami con la rete. Questo possibile collegamento non è stato accertato. Nel corso dell’indagine, la polizia ha sequestrato documenti d’identità, materiale bancario, dispositivi elettronici, contanti e oro.

Conclusione

L’indagine sui conti mulo a Delhi si concentra ancora sul presunto ruolo dei dipendenti bancari, sul movimento dei proventi di sospetti reati informatici e sui possibili collegamenti con le criptovalute. Saranno queste questioni ancora irrisolte, e non i soli arresti, a determinare la portata accertata della rete.

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