I prezzi del petrolio sono saliti giovedì 22 ottobre, mentre si intensificavano i timori di una possibile escalation in Medio Oriente, in seguito a un rapporto secondo cui Stati Uniti e Israele stavano preparando piani per nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato statunitensi del prossimo mese.
Punti chiave
- Il Brent è salito del 3,1% a 112,20 dollari al barile, mentre il WTI ha guadagnato il 2,79% a 99,86 dollari.
- Il New York Times ha riferito dei preparativi per gli attacchi, citando funzionari statunitensi non identificati.
- L’ordine degli Stati Uniti che dispone la partenza dei dipendenti pubblici non essenziali e dei loro familiari riguarda esclusivamente l’Arabia Saudita.
Indice
- I prezzi del petrolio salgono per i timori di escalation
- Gli Stati Uniti chiariscono l’ordine di partenza dall’Arabia Saudita
- Secondo un gestore di portafoglio, il peso sulle famiglie è minore
- Conclusione
I prezzi del petrolio salgono per i timori di escalation
Alle 4:12 ET, i futures sul greggio Brent hanno raggiunto 112,20 dollari al barile, in rialzo del 3,1%. Il greggio statunitense West Texas Intermediate è avanzato del 2,79% a 99,86 dollari, mentre gli operatori si trovavano ad affrontare una nuova incertezza sul conflitto.
Il New York Times ha riferito che funzionari militari statunitensi e israeliani avevano elaborato piani specifici per nuovi attacchi contro l’Iran. Citando funzionari statunitensi non identificati, il quotidiano ha affermato che erano in corso i preparativi per un’operazione breve e intensiva. Il rapporto riguardava un’azione pianificata dopo le elezioni, non attacchi già effettuati.
Gli Stati Uniti chiariscono l’ordine di partenza dall’Arabia Saudita
Gli Stati Uniti hanno ordinato ai dipendenti pubblici non essenziali e ai loro familiari di lasciare l’Arabia Saudita. Il portavoce del Dipartimento di Stato Tommy Pigott ha dichiarato su X che la direttiva riguardava soltanto quel Paese, dopo notizie secondo cui erano state disposte partenze anche altrove nel Golfo.
Pigott ha citato l’aumento degli attacchi contro obiettivi civili da parte degli Houthi, allineati all’Iran.
Secondo un gestore di portafoglio, il peso sulle famiglie è minore
David Wagner, responsabile del comparto azionario e gestore di portafoglio presso Aptus Capital Advisors, ha sostenuto che gli elevati prezzi del greggio potrebbero causare meno danni economici rispetto ai decenni passati, poiché i consumatori sono diventati meno esposti agli shock energetici.
Ha osservato che il petrolio resta ben al di sotto dei massimi storici corretti per l’inflazione. Citando dati del governo statunitense, Wagner ha affermato che dieci anni fa la benzina rappresentava circa il 5% del reddito disponibile medio degli americani, contro una quota pari a circa la metà oggi. A suo avviso, ciò mette le famiglie in una posizione migliore per assorbire l’aumento dei costi energetici.
Conclusione
Il rialzo del greggio rifletteva i timori di una possibile escalation, mentre i piani militari riportati erano ancora allo stadio di progetto. La valutazione di Wagner offriva una prospettiva più misurata sul potenziale impatto sui consumatori.
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