Le norme cripto proposte dalla SEC devono far fronte a richieste contrastanti sia sulla loro portata sia sulla loro base giuridica. Bitwise Asset Management vuole un metodo praticabile per classificare i token, mentre l’Hyperliquid Policy Center chiede tutele riguardo agli airdrop e alla negoziazione sui mercati secondari. Altri commentatori chiedono il ritiro integrale della proposta. Il periodo per l’invio dei commenti pubblici si chiude il 20 ottobre, ma non è stato annunciato alcun calendario per una decisione definitiva.

Punti chiave

  • Bitwise chiede indicazioni sulla classificazione che i gestori degli investimenti possano applicare usando informazioni disponibili al pubblico.
  • Hyperliquid vuole che la proposta disciplini gli airdrop legati alla partecipazione alla rete, i riacquisti di token e la negoziazione tramite intermediari e protocolli onchain.
  • L’ex funzionario della SEC John Reed Stark e lo studioso di finanza Lee Reiners sostengono che la proposta ecceda i poteri dell’agenzia e indebolisca le tutele degli investitori.

Indice

Le norme cripto della SEC lasciano aperte questioni distinte per i gestori e i mercati

Regulation Crypto Assets introdurrebbe esenzioni per le raccolte di capitali in cripto che soddisfano determinati requisiti e un safe harbor condizionato per i token associati a contratti di investimento. Le osservazioni presentate dal settore chiedono alla SEC di spiegare come funzionerebbe questo quadro normativo al di là dell’operazione di raccolta di capitali dell’emittente.

Per i gestori degli investimenti, la questione è stabilire se un asset rientri nella normativa sui titoli. Per le sedi di negoziazione e i protocolli, occorre capire se e in che modo possano essere consentite transazioni in questi token. Le lettere chiedono quindi chiarezza su diverse fasi del ciclo di vita di un token, non semplicemente esenzioni più ampie per la raccolta di capitali.

VoceDettagli
Esenzioni per la raccolta di capitaliProposte per le raccolte di capitali in cripto che soddisfano determinati requisiti; secondo i critici, indebolirebbero le tutele degli investitori.
Safe harbor condizionatoRiguarderebbe i token associati a contratti di investimento; Hyperliquid chiede una protezione più ampia e applicabile in una fase precedente.
Modulo TRCertificazione proposta secondo cui un contratto di investimento ha cessato di esistere; Bitwise chiede indicazioni sui casi in cui vi si può fare affidamento.
Stato della decisioneLa proposta è ancora all’esame e non è stato annunciato alcun calendario per una decisione definitiva.

Su quali elementi potrebbero fare affidamento i gestori?

La lettera di Bitwise del 19 ottobre si concentra sugli elementi disponibili a un gestore degli investimenti quando decide come classificare un asset. La società vuole uno standard basato su informazioni accessibili al pubblico; la questione pratica è quindi stabilire cosa possano verificare i gestori senza fare affidamento su informazioni a loro non disponibili.

La proposta di presentare il modulo TR è centrale per questa richiesta. Il modulo certificherebbe che un contratto di investimento ha cessato di esistere, ma Bitwise vuole che la SEC chiarisca quando i gestori possano fare affidamento su tale certificazione. Chiede inoltre un metodo di valutazione per i token per i quali non sia stata presentata una certificazione del genere. La società vuole che le norme disciplinino esplicitamente queste due situazioni distinte.

Hyperliquid chiede tutele in una fase più precoce dello sviluppo

L’Hyperliquid Policy Center contesta i tempi e la copertura del safe harbor proposto. Sostiene che la protezione potrebbe arrivare troppo tardi nello sviluppo di un progetto e chiede indicazioni più chiare sugli airdrop che premiano la partecipazione alla rete, oltre a indicazioni sui riacquisti di token.

Le sue preoccupazioni sulla negoziazione vanno oltre l’emittente. Il gruppo vuole che la SEC chiarisca se intermediari non registrati possano agevolare le transazioni in token e se i token possano essere negoziati liberamente tramite protocolli onchain. A suo avviso, un safe harbor per un token non risolverebbe queste questioni se le norme non affrontassero direttamente l’attività sui mercati secondari.

Perché alcuni commentatori chiedono invece il ritiro

Il ruolo della certificazione dell’emittente è anche uno dei punti contestati. Nella loro lettera del 16 ottobre, Stark e Reiners, studioso di finanza alla Duke University, hanno sostenuto che il safe harbor consentirebbe agli emittenti di sottrarre di fatto i token alla vigilanza sui titoli tramite un’autocertificazione.

Ritengono che la normativa sui titoli vigente e il test Howey della Corte Suprema costituiscano un quadro normativo adeguato, senza che vi sia una lacuna da colmare con queste esenzioni. Le loro obiezioni uniscono i timori di una riduzione delle tutele degli investitori a una contestazione dei poteri conferiti per legge alla SEC. Hanno avvertito che l’adozione di una proposta sostanzialmente nella sua forma attuale provocherebbe un’immediata contestazione legale, che potrebbe portare al suo annullamento.

La SEC esaminerà le osservazioni prima di decidere se modificare, adottare o ritirare la proposta. Perché un’eventuale norma definitiva entri in vigore sarà necessario un voto della commissione.

Conclusione

Le osservazioni mettono in luce una divisione fondamentale: i commentatori del settore vogliono norme che risolvano le questioni di classificazione e negoziazione, mentre gli oppositori contestano la legittimità del quadro proposto. Nessuna delle modifiche richieste è stata adottata.

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