I trasferimenti di criptovalute nel Regno Unito hanno generato 10.092 reclami alle banche tramite uno strumento online gestito dal gruppo di advocacy Stand With Crypto. Le segnalazioni evidenziano le differenze tra le politiche pubblicate dalle banche e le esperienze riferite dai clienti, mentre il Paese si prepara a introdurre un nuovo regime normativo per gli asset digitali nel 2027.
Punti chiave
- Stand With Crypto ha dichiarato che 9.803 persone hanno presentato reclami nell’arco di 90 giorni, tra maggio e agosto 2026.
- Lloyds Banking Group ha ricevuto il maggior numero di reclami, sebbene il rapporto lo classificasse tra gli istituti senza restrizioni pubblicate sui trasferimenti di criptovalute.
- Nick Jones, CEO di Zumo, ha avvertito che i prossimi requisiti di autorizzazione per le criptovalute non risolveranno, da soli, il problema dell’accesso ai conti bancari aziendali.
Indice
- Le politiche pubblicate non raccontano tutta la storia
- I trasferimenti di criptovalute nel Regno Unito sono soggetti a diverse politiche bancarie
- Cosa dimostrano i totali dei reclami
- Perché l’autorizzazione potrebbe non risolvere l’accesso ai servizi bancari
- Conclusione
Le politiche pubblicate non raccontano tutta la storia
Lloyds Banking Group ha ricevuto 2.297 reclami, il totale più alto nel rapporto del gruppo di advocacy. Eppure è stato classificato tra gli istituti senza restrizioni pubblicate sui trasferimenti di criptovalute. Questo contrasto mostra che i risultati riguardano più delle banche con divieti espliciti: i clienti hanno segnalato difficoltà anche nei casi in cui il rapporto non indicava restrizioni pubblicate.
Stand With Crypto ha classificato Revolut tra gli istituti senza restrizioni pubblicate sui trasferimenti di criptovalute, nonostante abbia ricevuto reclami. La pagina di assistenza ufficiale di Revolut afferma che i trasferimenti verso alcuni exchange di criptovalute non sono supportati.
| Voce | Dettagli |
|---|---|
| Lloyds Banking Group | Ha ricevuto 2.297 reclami; il rapporto lo ha classificato tra gli istituti senza restrizioni pubblicate sui trasferimenti di criptovalute. |
| Barclays | Ha ricevuto 1.569 reclami; i limiti indicati erano 2.500 sterline per transazione e 10.000 sterline nell’arco di 30 giorni. |
| HSBC UK | I limiti indicati erano 2.500 sterline per transazione e 10.000 sterline nell’arco di 30 giorni. |
| NatWest Group | Ha ricevuto 1.278 reclami, dopo Lloyds e Barclays. |
| Revolut | È stata classificata tra gli istituti senza restrizioni pubblicate; la sua pagina di assistenza afferma che i trasferimenti verso alcuni exchange di criptovalute non sono supportati. |
| Starling Bank, TSB e Chase UK | Tra le sei banche indicate come istituti che vietano del tutto i trasferimenti legati alle criptovalute. |
I trasferimenti di criptovalute nel Regno Unito sono soggetti a diverse politiche bancarie
Le restrizioni segnalate spaziano dai limiti per transazione ai divieti assoluti. Barclays e HSBC UK sono state indicate come banche che consentono trasferimenti di criptovalute fino a 2.500 sterline britanniche per transazione, con un limite separato di 10.000 sterline nell’arco di 30 giorni.
Sei banche, tra cui Starling Bank, TSB e Chase UK, sono state indicate come istituti che vietano del tutto i trasferimenti legati alle criptovalute. Per i clienti si tratta di vincoli sostanzialmente diversi: una politica che impone un tetto ai trasferimenti consente operazioni entro i limiti dichiarati, mentre un divieto impedisce i trasferimenti contemplati da quella politica.
Cosa dimostrano i totali dei reclami
Barclays ha ricevuto 1.569 reclami e NatWest Group ne ha ricevuti 1.278, collocandosi dopo Lloyds nel rapporto. Il totale dei reclami di tutte le banche ha superato il numero delle persone che li hanno presentati, quindi le segnalazioni non vanno descritte come un numero equivalente di singoli clienti.
I dati provengono dallo strumento online per i reclami di Stand With Crypto, non da una rilevazione regolamentare estesa all’intero settore bancario, e riflettono le difficoltà segnalate tramite quel canale nel periodo indicato.
Perché l’autorizzazione potrebbe non risolvere l’accesso ai servizi bancari
Nick Jones, fondatore e CEO di Zumo, ha dichiarato che l’accesso limitato ai servizi bancari è un problema comune tra i fondatori di aziende crypto nel Regno Unito e potrebbe compromettere le ambizioni del Paese di diventare un hub globale delle criptovalute.
Jones ha distinto tra il permesso di gestire un’attività nel settore crypto e l’accesso a un conto bancario aziendale. Le società si stanno preparando all’obbligo di ottenere l’approvazione della Financial Conduct Authority nell’ottobre 2027, ma l’accesso ai servizi bancari aziendali non rientra in quel quadro normativo, ha affermato.
Il suo avvertimento è che, senza un’azione coordinata, un’azienda potrebbe ottenere la piena autorizzazione e tuttavia non riuscire ad aprire un conto bancario aziendale nel Regno Unito. Si tratta di una preoccupazione relativa a ciò che il regime in arrivo potrebbe lasciare irrisolto, non dell’affermazione che alle future imprese autorizzate siano già stati negati conti.
Conclusione
I reclami mettono in evidenza l’accesso disomogeneo alle piattaforme crypto presso le banche britanniche. La sfida distinta individuata da Jones riguarda la possibilità che le imprese crypto regolamentate riescano anche a ottenere i servizi bancari di cui hanno bisogno.
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