Il mercato dei Treasury ha subito una nuova ondata di vendite il 23 ottobre 2026, con il rendimento di riferimento dei titoli decennali vicino al 5%, mentre gli investitori continuavano ad aggiungere titoli di Stato ai propri portafogli. Questo contrasto mette in luce prospettive divergenti: l’inflazione e l’aumento dei prezzi del petrolio restano minacce, mentre alcuni strateghi ritengono che i rendimenti più elevati stiano iniziando a offrire un punto d’ingresso più interessante.
Punti chiave
- Venerdì gli investitori hanno aggiunto Treasury ai propri portafogli nonostante un’altra forte ondata di vendite.
- Il calo di 19 punti base del rendimento decennale di giovedì ha alimentato le speranze di stabilizzazione.
- I rischi inflazionistici e la concorrenza derivante dall’indebitamento delle imprese restano centrali nelle prospettive.
Indice
- Gli afflussi nel mercato dei Treasury contrastano la ondata di vendite
- Una brusca inversione dei rendimenti alimenta le speranze di stabilizzazione
- Petrolio e inflazione mantengono incerta la ripresa
- Conclusione
Gli afflussi nel mercato dei Treasury contrastano la ondata di vendite
I dati settimanali sui flussi di Bank of America hanno evidenziato una nuova domanda di titoli di Stato nell’ambito di più ampi afflussi verso il reddito fisso. Anche l’ETF iShares 20+ Year Treasury Bond ha attirato nuovi capitali nel corso del mese precedente, suggerendo che alcuni investitori fossero disposti ad aumentare l’esposizione alle obbligazioni a lunga scadenza nonostante le recenti perdite.
Michael Hartnett, strategist degli investimenti di Bank of America, ha descritto l’acquisto di obbligazioni come un’operazione contrarian di lungo periodo. Si tratta di una valutazione d’investimento, non di una prova che i rendimenti abbiano raggiunto il picco: la nuova ondata di vendite di venerdì ha mostrato che gli acquirenti dovevano ancora fare i conti con una notevole volatilità dei prezzi.
| Voce | Dettagli |
|---|---|
| Afflussi settimanali nei Treasury | 5,4 miliardi di dollari, secondo i dati sui flussi raccolti da Bank of America. |
| Afflussi settimanali nel mercato obbligazionario | 12,1 miliardi di dollari complessivi. |
| Afflussi negli ETF a lunga duration | L’ETF iShares 20+ Year Treasury Bond ha attirato 1,14 miliardi di dollari nel corso del mese precedente. |
| Patrimonio dell’ETF | L’ETF iShares 20+ Year Treasury Bond deteneva 47,3 miliardi di dollari di attività. |
Una brusca inversione dei rendimenti alimenta le speranze di stabilizzazione
Giovedì 22 ottobre il rendimento dei Treasury decennali è sceso di 19 punti base, pari a 0,19 punti percentuali. I prezzi delle obbligazioni si muovono in direzione opposta ai rendimenti, quindi il calo ha rappresentato un forte rialzo in una sola seduta, prima dell’inversione di venerdì.
Nicholas Colas, cofondatore di DataTrek Research, ha calcolato che il movimento di giovedì equivaleva a tre deviazioni standard rispetto all’intervallo giornaliero atteso. Ha sostenuto che non riflettesse un improvviso peggioramento delle prospettive economiche, richiamando l’attenzione su un altro dato rassicurante relativo alle richieste di sussidi di disoccupazione.
Colas ha invece suggerito che i timori per il finanziamento degli investimenti delle imprese nell’intelligenza artificiale potrebbero segnalare un rallentamento dell’emissione incrementale di debito societario. Secondo questa interpretazione, una minore quantità di obbligazioni concorrenti ridurrebbe la competizione dei Treasury per i capitali degli investitori. Questa spiegazione resta una sua valutazione, non una conferma di un rallentamento dell’indebitamento.
Petrolio e inflazione mantengono incerta la ripresa
Il rialzo dei prezzi del petrolio di venerdì e un nuovo sondaggio tra i consumatori, che ha rilevato aspettative d’inflazione elevate, hanno continuato a esercitare pressioni sulle obbligazioni. Anche le azioni sono scese, privando gli investitori della copertura che i titoli di Stato possono talvolta offrire durante una flessione dei mercati azionari.
L’obiettivo d’inflazione di più lungo periodo della Federal Reserve è pari al 2%, misurato dalla variazione annua dell’indice dei prezzi delle spese per consumi personali. La spiegazione della Fed sul suo obiettivo d’inflazione distingue questo parametro di politica monetaria dalle aspettative dei consumatori, che misurano ciò che le famiglie prevedono, anziché l’inflazione PCE effettivamente registrata.
Colas ha sostenuto che un portafoglio composto da azioni e obbligazioni restasse ragionevole nonostante le recenti perdite simultanee. Ha definito importante il segnale rappresentato dal calo dei rendimenti di giovedì, avvertendo però che le pressioni al rialzo sui tassi potrebbero non essersi esaurite del tutto.
Conclusione
I nuovi afflussi mostrano che gli acquirenti stanno tornando, ma non dimostrano che il mercato dei Treasury abbia toccato il fondo. La prova immediata sarà capire se la domanda saprà resistere alle pressioni del petrolio e dell’inflazione che hanno provocato la nuova ondata di vendite di venerdì.
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